RE LEAR, dal nulla verrà nulla

Fra costumi vintage e un’ambientazione rom – 
ispirata ai film di Kusturica – Lear organizza, a sorpresa, una 
festa di commiato e annuncia di voler lasciare potere e
 eredità alle figlie, dividendo fra loro il Regno. Abdicando e declinando responsabilità di governo, dichiara di volersi incamminare, così, ormai sereno, verso il suo destino.

con

Stefano Sabelli Re Lear

  • Bianca Mastromonaco Gonerill

  • Michela Ronci Regan

  • Eva Sabelli Cordelia poi Full
  • Simone Bobini Albany

  • Lorenzo Massa  Cornovaglia

  • Michele Manocchio Borgogna poi Oswald

  • Pasquale Arteritano Francia
  • Fabrizio Russo Kent

  • Marco Caldoro Gloucester

  • Gianluca Vicari Edgar

  • Piero Grant Edmund

 

  • Bukurosh Balkan Orchestra cavalieri e musici a seguito di Lear
di Emilia Agnesa

RE LEAR, dal nulla verrà nulla

Fra costumi vintage e un’ambientazione rom – 
ispirata ai film di Kusturica – Lear organizza, a sorpresa, una 
festa di commiato e annuncia di voler lasciare potere e
 eredità alle figlie, dividendo fra loro il Regno. Abdicando e declinando responsabilità di governo, dichiara di volersi incamminare, così, ormai sereno, verso il suo destino.

Ritmate fanfare balcaniche e improbabili concorsi di bellezza, scandiscono quel commiato dove Lear, però, più che stanco sovrano, appare come un gaudente e capriccioso Re Zingaro. Un padre-padrone, che non dissimula voluttà incestuose e che, sembra piuttosto voglia godere ancora, e a lungo, della vita. Non accorgendosi però quanto la sua improvvida decisione minerà, in realtà, in modo irreversibile, la sua autorità.


Una visione anarchica e corriva dei rapporti familiari focalizza lo spettacolo sulla disgregazione valoriale di un Clan, più che su quella di un regno prossimo alla decomposizione, dove Lear, ancora riverito come un iroso e vendicativo Padrino, con la divisione dei beni, destina in realtà la sua estrosa Famiglia a una tragica e fatale implosione: da nulla verrà nulla!

Da qui in poi, la Bukurosh Balkan Orchestra, surreale fanfara di grandi ottoni (esegue musiche originali di Riserva MOAC con omaggi a temi di Morricone e Bregovic) seguirà Lear nei possedimenti ceduti alle figlie e in quel suo estremo peregrinare che, via via, lo renderà più matto del suo Matto.

La musica dal vivo, scandisce più d’ogni altra cosa il Caos ribelle dell’animo di Lear: uno smarrimento, da uomo contemporaneo, che prende man mano vita col succedersi delle scene più corali e coinvolgenti dello spettacolo, tese spesso ad annullare la quarta parete. In queste sequenze gli attori invadono platea e spazi, si mischiano al pubblico, integrandolo alla scena e aumentandone il coinvolgimento, in una molteplicità di piani di ascolto e di prospettiva visiva. Un mood continuo ed avvolgente di suoni, voci, visioni capaci di sommarsi, moltiplicarsi, ribaltarsi mentre barbarie e cecità travolgono tutto.


Con l’ultima tempesta, il nomadismo del vecchio Re umiliato perde del tutto la sua Rosa dei Venti e, stremato e regredito bambino, Lear va incontro, così, al suo destino e al suo devastante e finale urlo lupino.

La traduzione di Alessandro Serpieri, punto di forza di questo allestimento, ultima preziosa eredità letteraria lasciataci dal grande anglista da poco scomparso, pur fedele all’originale inglese, ne ravviva immediatezza e comprensione per il pubblico italiano di oggi, con apici d’inventiva e ricchezza di linguaggio davvero sorprendenti e, pure, di grande divertimento.

RECENSIONI

repertorio storico

LE CAMPANE DI DANTE

L’ASINO di Jon Jasper Halle

TORNÒ AL NIDO… e altre Titine

Richiedi informazioni

    Visited 71 times, 1 visit(s) today
    Close Search Window