Fra costumi vintage e un’ambientazione rom – ispirata ai film di Kusturica – Lear organizza, a sorpresa, una festa di commiato e annuncia di voler lasciare potere e eredità alle figlie, dividendo fra loro il Regno. Abdicando e declinando responsabilità di governo, dichiara di volersi incamminare, così, ormai sereno, verso il suo destino.
con
Stefano Sabelli Re Lear
Fra costumi vintage e un’ambientazione rom – ispirata ai film di Kusturica – Lear organizza, a sorpresa, una festa di commiato e annuncia di voler lasciare potere e eredità alle figlie, dividendo fra loro il Regno. Abdicando e declinando responsabilità di governo, dichiara di volersi incamminare, così, ormai sereno, verso il suo destino.
Ritmate fanfare balcaniche e improbabili concorsi di bellezza, scandiscono quel commiato dove Lear, però, più che stanco sovrano, appare come un gaudente e capriccioso Re Zingaro. Un padre-padrone, che non dissimula voluttà incestuose e che, sembra piuttosto voglia godere ancora, e a lungo, della vita. Non accorgendosi però quanto la sua improvvida decisione minerà, in realtà, in modo irreversibile, la sua autorità.
Una visione anarchica e corriva dei rapporti familiari focalizza lo spettacolo sulla disgregazione valoriale di un Clan, più che su quella di un regno prossimo alla decomposizione, dove Lear, ancora riverito come un iroso e vendicativo Padrino, con la divisione dei beni, destina in realtà la sua estrosa Famiglia a una tragica e fatale implosione: da nulla verrà nulla!
Da qui in poi, la Bukurosh Balkan Orchestra, surreale fanfara di grandi ottoni (esegue musiche originali di Riserva MOAC con omaggi a temi di Morricone e Bregovic) seguirà Lear nei possedimenti ceduti alle figlie e in quel suo estremo peregrinare che, via via, lo renderà più matto del suo Matto.
La musica dal vivo, scandisce più d’ogni altra cosa il Caos ribelle dell’animo di Lear: uno smarrimento, da uomo contemporaneo, che prende man mano vita col succedersi delle scene più corali e coinvolgenti dello spettacolo, tese spesso ad annullare la quarta parete. In queste sequenze gli attori invadono platea e spazi, si mischiano al pubblico, integrandolo alla scena e aumentandone il coinvolgimento, in una molteplicità di piani di ascolto e di prospettiva visiva. Un mood continuo ed avvolgente di suoni, voci, visioni capaci di sommarsi, moltiplicarsi, ribaltarsi mentre barbarie e cecità travolgono tutto.
Con l’ultima tempesta, il nomadismo del vecchio Re umiliato perde del tutto la sua Rosa dei Venti e, stremato e regredito bambino, Lear va incontro, così, al suo destino e al suo devastante e finale urlo lupino.
La traduzione di Alessandro Serpieri, punto di forza di questo allestimento, ultima preziosa eredità letteraria lasciataci dal grande anglista da poco scomparso, pur fedele all’originale inglese, ne ravviva immediatezza e comprensione per il pubblico italiano di oggi, con apici d’inventiva e ricchezza di linguaggio davvero sorprendenti e, pure, di grande divertimento.
Atmosfere balcaniche e frontiere incerte fanno da cornice a una rilettura di forte impatto… accompagnata da fanfare gipsy e ritmi concitati.
Stefano Sabelli dà una nuova identità a un classico shakespeariano… Nessun dettaglio è lasciato al caso… La particolarità di questo Re Lear è che riesce spesso a far sorridere, a stupire il pubblico senza perdere la solennità del testo classico.
La regia di Stefano Sabelli sottolinea la caduta nella follia di Lear… gli attori che si mischiano al pubblico, aumentano il coinvolgimento degli spettatori creando la sensazione di vivere le vicende come muti personaggi con i quali i protagonisti istituiscono una comunicazione diretta.
La scelta registica di Stefano Sabelli di rendere il suo Re Lear più moderno, volgare, “sporcando” i profondi, intensi e vibranti dialoghi si è rivelata azzeccata e coinvolgente… Il giovane e appassionato cast si dimostra all’altezza dei rispettivi ruoli dando ai personaggi cuore, anima e passione.
The company, founded and run by director Stefano Sabelli, who also played Lear himself, triumphed in their rather abstract portrayal… Nevertheless, by the time the closing scene arrived… the audience were as emotionally strained… leaving nothing left to do but lament what went wrong.- (traduzione)
La singolare riscrittura, andata in scena nell’area archeologica di Altilia, riconferma il genio di Stefano Sabelli e la bravura della Compagnia del Loto.
Le rovine d’Altilia, scenario incantevole per questo Re Lear itinerante…MaiLe rovine d’Altilia, scenario incantevole per questo Re Lear itinerante…Mai spettacolo è stato così realistico, grazie all’inserimento di elementi unici, come l’arrivo dei messaggeri a dorso Le rovine d’Altilia, scenario incantevole per questo Re Lear itinerante…Mai spettacolo è stato così realistico, grazie all’inserimento di elementi unici, come l’arrivo dei messaggeri a dorso di veri cavalli… di veri cavalli… spettacolo è stato così realistico, grazie all’inserimento di elementi unici, come l’arrivo dei messaggeri a dorso di veri cavalli…

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