Immersa tra giunchiglie e arboree di fiume, la Locanda “Vecchio Po” è una palafitta girevole che assume le sembianze di una nave corsara, che aspetta stancamente il vento in poppa, come pure una di casa di frontiera sospesa sull’acqua, con forse, dietro, il precipizio.
LA LOCANDIERA o, l’Arte per Vincere
di Carlo Goldoni
con
Immersa tra giunchiglie e arboree di fiume, la Locanda “Vecchio Po” è una palafitta girevole che assume le sembianze di una nave corsara, che aspetta stancamente il vento in poppa, come pure una di casa di frontiera sospesa sull’acqua, con forse, dietro, il precipizio.
Stefano Sabelli traghetta l’azione dal capolavoro goldoniano dalla Firenze di metà settecento in una bassa Padania, esotica e fluviale, nei primi anni ’50.
Il clima nerealista (ispirato a capolavori del nostro cinema come Riso amaro, Ossessione a Ieri Oggie Domani) fa da traino a una fantasia visionaria, dove la notte scura è illuminata da lucciole e lanterne che scompongono, sul manto del fiume, un continuo e forsennato caleidoscopio di luci, speranze e sospiri.
Silvia Gallerano, l’attrice della nostra scena più premiata a livello internazionale (grazie a La Merda di C.Ceresoli, lo spettacolo italiano più visto al mondo dell’ultimo decennio), è Mirandolina una Locandiera combattuta fra tradizione e femminilità emancipata, moderna e sensuale, abile ma priva delle leziosità connaturate, in genere, al ruolo.
Intorno a lei, mentre la radio trasmette mambo d’epoca e standard di Gleen Miller, un’umanità border-line, composta da incalliti giocatori d’azzardo, melomani falliti, balordi dandy e subrettine di varietà, intona arie d’opera o evergreen del Trio Lescano e Rabbagliati.
Millantando e spacciando il poco che hanno come il tesoro segreto e ritrovato nello scrigno riesumato di un pirata dei Balcani, guappi, prostitute e zanzare danzano così, a tempo di liscio, in cerca di clienti da ultima frontiera. Un clima di varietà e avanspettacolo invade l’atmosfera umida e languida della Locanda, che, come un carillon, spinto da sospiri e passioni, prende a girare a ritmo di swing o con il languore di un motivetto d’epoca, intonato senza tempo e ritmo dal fisarmonicista che, muto e saggio, osserva ridente e silente lo scorrere del fiume e di quel che porta o trascina via.
IL CAST
il Cast che affianca la Galleranno prende forza dal carisma di Claudio Botosso, fra i volti più noti del Cinema italiano d’autore che in modo intenso e asciutto da vita al Cavaliere di Ripafratta.
Con lui i migliori talenti molisani, cresciuti negli anni nella Compagnia del LOTO: Giorgio Careccia, un seducente e giocoso Conte d’Albafiorita, tra gagà e piccolo camorrista; Gianantonio Martinoni, un Marchese di Forlipopoli, nobile e spiantato, un po’ alticcio ma con passioni da melomane incallito; Chiara Cavalieri e Eva Sabelli, nei rispettivi panni di Ortensia e Dejanira, ricalcano artiste d’Avanspettacolo un po’ sfiorite e demodé; Diego Florio, un ruspante e tenace Fabrizio, fa della sua inadeguatezza la sua forza; Giulio Maroncelli è un raffinato Servitore, di dubbia sessualità. Infine, Angelo Miele interpreta il Fisarmonicista muto, personaggio aggiunto a quelli goldoniani, che tutto vede scorrere e passare.
Ambientare Goldoni in un’epoca “moderna” e non a Venezia ma in una landa del Po, è una scelta registica azzeccata, in questa “Locandiera”, perché i personaggi pur nel fedelissimo testo, sono calati alla perfezione negli anni Cinquanta, in quelle acque di Bassa Padania stagnanti e in atmosfere nebbiose. E mostrarlo al pubblico bassanese del teatro Remondini (siamo in pieno Veneto) sembra una scommessa, peraltro vinta quasi già dalle prime scene. Partiamo anche dal presupposto che questo è teatro nel senso più puro della parola. Meccanismi oleati e funzionali, una scena incredibilmente viva, niente microfoni vari sui visi e un gruppo di attori a dir poco affiatatissimi. Tutto questo mostra la “Locandiera” firmata Teatro del Loto, nell’adattamento che Stefano Sabelli cura, assieme alla regia attenta e dinamica, assieme a quel turbinio che i protagonisti della commedia creano di continuo muovendosi tra canzoni e musiche di quell’epoca, arrivando con barche che attraccano, saltando di continuo come un esercizio fisico senza soste di stanza in stanza grazie alla splendida scena girevole. La straordinaria Silvia Gallerano interpreta Mirandolina senza risparmiarsi, una padrona di casa che è sempre lei, continuamente alle prese coi suoi ospiti. –
Questa versione che si sposta dalla Firenze del ‘700 alla bassa padania negli anni ’50 lascia il segno. Innanzitutto presentaun cast numeroso ed omogeneo. Una rarità ormai fra i professionisti: otto attori e un musicista. Ognuno ha il suo carisma… La chiave di lettura di questa Locandiera sono i tanti omaggi che il regista rende a un settantennio di costume nazionale: il voto alle donne; i film di Totò; il neorealismo; la radio; Sanremo e i cambiamenti sociali.
Mirandolina, celebre personaggio goldoniano, si spinge dall’originaria Firenze fino al Delta del Po, conquistando anni a noi più vicini, e affidando il suo acuto ragionare a una delle attrici più interessanti del Teatro italiano
Nuovi effetti comici si mescolano con uno dei modelli di comicità del teatro italiano
LOCANDIERA IRRINUNCIABILE: Il curioso, geniale allestimento del capolavoro goldoniano, traghetta abilmente gli spettatori agli anni ’50 del ‘900… sul delta del Po. L’allestimento e la sapiente regia di Stefano Sabelli conferiscono allo spettacolo una veste nuova, fresca, scanzonata, divertente… 8 straordinari attori si alternano sulla scena per 2 ore e 15. E, su tutti, lo straordinario fisarmonicista, che con il suo strumento impreziosisce e rallegra la scena. Divertente, brillante. Irrinunciabile.
IL FASCINO SIRENICO DI SILVIA GALLERANO: Stefano Sabelli cambia rotta rispetto alla tradizione… La virata non è brusca. Nell’atmosfera acquitrinosa avvolta da una nebbia seducente i personaggi traghettati nell’isola della sirena Mirandolina sono presto vittime del suo charme. Gli attori ruotano in una magica giostra di colori ed emozioni. Silvia Gallerano incarna alla perfezione lo spirito seducente della locandiera. La sua abilità nella recitazione incanta il pubblico… Se, come diceva Goldoni, “la fortuna è di chi se la sa espressamente meritare”, questo spettacolo si merita di averne lungo i fiumi che innervano la nostra penisola.

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